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Carlo Mele nasce a Roma il 12/08/1955, vive a Taranto da sempre.
Laureatosi in medicina nel 1981, egli individua presto nel campo della mente il suo terreno ideale di ricerca e di professione (Medicina Psicosomatica e Psicoterapia), Passando poi per una profonda crisi spirituale, l’autore si ritrova proiettato verso un inatteso fronte di ricerca personale, che lo porterà a riscoprire la antura delòa mente in un vero campo di energia. Realizzata intanto una speciale vena come narratore, l’autore pubblica un primo romanzo dal titolo “La chiave segreta diOkiun”(L’Autore Libri Firenze – 2001). Successivamente egli condenserà il grosso delle sue scoperte nel saggio dal titolo “I prodigi della Nuova Scienza” (Lulu Editore – 2010). L’intuizione con una possibile futura interazione tra mente ed energie quantiche, rappresenta in ultimo la base ispirativa del presente romanzo.

La vicenda prende le mosse da un sogno, telepaticamente indotto nell’avvocato Rampoli da forze aliene; passando per intrecci carichi di suspence, di avventura e di mistero, il vissuto onirico rivelerà poi d’essere un’ anticipazione di fatti realmente a venire. Quattro personaggi- chiave (l’italiano Michele Rampoli, il francese Alexandre Orevoir e le americane Gloria Evans e la figlia Janet) si ritrovano inspiegabilmente prelevati a bordo dell’unità intergalattica Uptrake 880, proveniente dal pianeta Batracan, incamminati in un’avventura senza precedenti, dalla quale sortirà un’imprevedibile amicizia con quelle superiori intelligenze, e l’acquisizione della loro superiore conoscenza. I protagonisti si faranno alla fine promotori, sul nostro pianeta, di quella sconosciuta scienza Quantico-Mentale, e medieranno uno storico incontro tra uomini ed esseri provenienti da altri mondi. La Terra, tuttavia, sarà teatro di lì a poco di una guerra totale, per mano di governanti senza scrupoli. In uno scenario dal sapore apocalittico, le forze amiche intergalattiche accorreranno in massa, a salvare ciò che resta dell’umanità, dalle gole mortali di un’autodistruzione da essi stessi incautamente scatenata


Hanno scritto del romanzo:
-relazione di Elena Quidello.

Gli ultimi bagliori di una leggenda detta Terra    di Carlo Mele
Un romanzo quasi predittivo quello dello scrittore Carlo Mele il quale, partendo dalle reali e rivoluzionarie scoperte della fisica quantistica, che ha ipotizzato una concezione quasi magica dell'Universo, si è avventurato in un campo esplorativo che ha permesso alla sua mente lungimirante di estendere le applicazioni tecnologiche della fisica moderna all'uomo del futuro, ovviamente con una proiezione evolutiva che supera l'immaginazione dell'uomo comune di oggi, tanto da considerarla niente altro che una leggenda.
L'autore ha quindi nel suo libro ipotizzato strabilianti innovazioni che, viste con gli occhi increduli del lettore, appaiono fantascientifiche. In verità, tutto può apparire fantascientifico fino a che la ragione e la logica non dimostrano, nel lungo cammino evolutivo dell'uomo, che quanto viene ipotizzzato poggia in realtà sulle probabilità che la scienza vada proprio nella direzione di ciò che la fantasia aveva considerato solo virtualmente. La fantasia è un'attività della mente umana insopprimibile, che nel tempo può materializzarsi e concretizzarsi in nuove scoperte scientifiche, e conseguenti applicazioni nella realtà fisica esistente.

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Se si parte dal presupposto che la fisica quantistica ha permesso le più importanti innovazioni tecnologiche in ogni campo della vita dell'uomo, dall'elettronica all'informatica, dalla tecnologia spaziale alle strumentazioni della medicina (il laser, la TAC, la risonanza magnetica nucleare, strumenti di precisione per irradiare e combattere le malattie più oscure), allora non ci si dovrà meravigliare se nel romanzo dello scrittore Carlo Mele una civiltà progredita illustra, in un futuro non molto lontano, come sia possibile disintegrare un tessuto malato e ricostruirlo con raggi luce, senza dover intervenire con il bisturi. Non ci si dovrà meravigliare se intelligenze extraterrestri dimostrano come disintegrare un intero territorio di rovine e ricostruirlo in un tempo relativamente breve, ipotizzando strumenti a cui non è estranea la mente dell'uomo, le cui potenzialità utilizzate attualmente sono solo del 5%, quando invece secondo gli scienziati potremmo dover arrivare ad utilizzare il 95% residuo della mente umana, che potrà partorire nel futuro inimmaginabili meraviglie, tra cui le tanto ancora inspiegabili guarigioni istantanee, che secondo studiosi partirebbero anche dal mondo subatomico della coscienza.

Il futuro, infatti, si presenta davvero incredibile per lo scrittore, e dunque il suo libro parla all'intelligenza dell'uomo che sa guardare al di là del cielo, oltre le stelle, per ipotizzare come il nostro Leopardi "infiniti mondi" a noi ancora sconosciuti. Un libro che soddisfa il bisogno di conoscenza, a cui gran parte dell'umanità rivolge il suo interesse quando di fronte al creato si pone le eterne domande esistenziali, che stimolano la sua curiosità, alimentano la sua passione, inducono alla ricerca e approdano infine alla verità scientifica di oggi che tutto nell'universo è luce, che tutto è energia, e che la materia non è altro che energia condensata, prodotta dal gioco delle forze subatomiche.
Un libro fantascientifico dunque, ma che sa tanto più di scienza che di fantasia, poichè le scoperte spaziali e la ricerca della vita oltre la vita, il teletrasporto, la cibernetica, la biotecnologia, la medicina nucleare e molecolare, lo studio della mente e della coscienza dell'uomo, le guarigioni spirituali...su cui gli scienziati riflettono e teorizzano, stanno aprendo nuovi orizzonti e muovono verso inimmaginabili traguardi, per questa nostra umanità ancora radicalmente legata ad anacronistiche e dogmatiche visioni della realtà materiale e spirituale; visioni ferme nel tempo, che impediscono quel salto di qualità, quell'accelerazione verso un mondo evoluto e consapevole dove le guerre, la violenza e le inguistizie siano bandite per sempre dalla mente umana.

Il romanzo, che nei primi capitoli si apre con episodi e personaggi apparentemente isolati tra loro, racconta di un gruppo che, tramite inspiegabili pedinamenti da spy story, finisce per ritrovarsi unito in una incredibile e straorindaria avventura con esseri provenienti da altri pianeti, esistenti fuori dal sistema solare.
Una realtà niente affatto improbabile, dal momento che proprio agli inizi di agosto 2011, la sonda spaziale Voyager 1 ha lasciato il sistema solare per avventurarsi nella Via Lattea, ed errare nel buio dell'Universo in cerca di segnali o di presenze intelligenti. Con un linguaggio non troppo dissimile dalla verità scientifica, l'autore si serve di personaggi alieni per raccontare al mondo i probabili e strabilianti progressi della scienza di domani, ed ipotizza delle tappe temporali per tali stravaganti avvenimenti.
L'autore, pur ambientando gli accadimenti in un lontano futuro, rimane comunque ancorato per alcuni temi alla realtà politica ed economica di questo tempo, ravvisando nelle diversità ideologiche, culturali e religiose, i conflitti e gli scontri di cilvità che proprio nel futuro narrato dall'autore potrebbero esplodere in una guerra nucleare tra potenze storicamente in disaccordo. In un drammatico ed apocalittico scenario di distruzione e morte, attraverso strazianti descrizioni di violenza, l'autore lancia indirettamente un monito alle superpotenze di ieri, ed a quelle nascenti che già minacciano con il loro armamento nucleare i popoli di fede ed ideologia diversa; un monito affinchè non si arrivi a quel catastrofico ed inesorabile appuntamento con la morte per l'estinzione totale del pianeta; un evento, quest'ultimo, che potrebbe richiamare le forze positive interstellari, a soccorrere i giusti e gli innocenti, per annientare gli aggressori ed il loro potere distruttivo.
Il romanzo è anche un messaggio d'amore per la pace tra i popoli della Terra, un invito a riscattare gli errori commessi dall'uso del nucleare, che tanti sconvolgimenti, climatici, tellurici, e radioattivi sta operando sul pianeta. Per uscire da questa angusta e terrificante visione, forse una forza superiore potrebbe tentare ancora di soccorrere la Terra e liberarla dall'apocalisse annunciata. Se il tentativo si risolverà in un successo, allora si potrà dire che il pianeta ha fatto il salto di qualità, ed è entrato in una nuova fase evolutiva, lasciandosi dietro solo i bagliori di "una leggenda detta Terra"


Recensione della Dott.ssa Maddalena Portone
L’autore del libro “Gli ultimi bagliori di una leggenda detta Terra”, reso edito a Napoli nel 2011, nasce a Roma il 12 agosto del 1955. Si laurea in Medicina, prediligendo sin da subito gli studi che riguardano la Medicina Psicosomatica e la Psicoterapia.
            Prima de “Gli ultimi bagliori di una leggenda detta Terra”, il prof. Carlo Mele si dedica alla stesura di due libri, uno edito nel 2001 dal titolo “La chiave segreta di Okiun”, l’altro, più recente, del 2010, intitolato “I prodigi della Nuova Scienza”.
            Dopo aver attentamente letto l’ultima opera del professore, sulla quale mi soffermerò in seguito, ho voluto conoscere le tematiche che lo avevano visto impegnato nella stesura dei due precedenti libri. Vi ho scorto alcuni punti in comune: l’ultimo libro pertanto sembra essere quello che, fondendo alcuni spunti già trattati in precedenza (quali l’abbandono, da parte dei protagonisti, della propria vita quotidiana al fine di seguire un’avventura misteriosa che li porterà a rivelazioni inaspettate; la scoperta di essere degli eletti, scelti per assolvere ad un misterioso quanto straordinario compito; il potere che la mente ha sul corpo e per il suo ringiovanimento e per la sua guarigione), porta al pieno sviluppo di essi.
            I personaggi protagonisti de “Gli ultimi Bagliori di una leggenda detta Terra”, l’avvocato italiano Michele Rampoli, il francese Alexandre Orevoir e le due americane Gloria Evans e la figlia Janet, tutti ad un bivio della loro vita, si trovano ad essere intercettati e poi catturati dalla navicella aliena, Uptrake 880, proveniente dal pianeta Batracan. Sull’unità intergalattica Uptrake 880 essi si incontreranno e avranno l’onore di conoscere il comandante di bordo Ardwin, il quale mostrerà ai nuovi arrivati, con loro grandissima sorpresa, le sbalorditive tecnologie in uso presso gli alieni. Oltre che restare sbigottiti dinanzi alla superiore conoscenza dei batracaniani, gli umani, restano sorpresi dalla forza che guida presso gli alieni ogni cosa: la mente. Il comandante Ardwin spiega infatti come tutto nell’Universo, i collegamenti tra un pianeta e l’altro (facenti tutti parte di un unico “Governo intergalattico”), la cura delle malattie del corpo, il ringiovanimento delle membra, il potenziamento delle facoltà di ciascun individuo grazie all’utilizzo di macchine straordinarie, sia frutto della mente spirituale che può creare e governare l’energia e la materia.
            Ai quattro protagonisti, scelti perché reincarnatisi in esseri umani, dopo essere stati un tempo alieni provenienti da pianeti diversi dell’Universo, sarà affidato l’ importantissimo compito di salvare la Terra dalla distruzione. Poco dopo che i quattro umani saranno prelevati dagli alieni, infatti sulla Terra scoppieranno terribili guerre, che vedranno la distruzione di molte tra le più importanti metropoli, quali New York, Parigi, Tel Aviv, Tokio, da parte di una lega di paesi orientali; il nostro pianeta sarà poi depredato e saccheggiato da orde di alieni senza scrupoli, esseri di minore evoluzione, cosiddetti “grigi”, che vi erano penetrati già da tempo attraverso basi nascoste, sottomarine o sotterranee ed ora finalmente usciti allo scoperto. Come se ciò non bastasse a rendere la Terra inabitabile, gli sconvolgimenti climatici e ambientali di cui l’uomo si sarà fatto causa, noncurante di preservare gli equilibri della natura, provocheranno terremoti, maremoti, uragani ed altre terribili catastrofi naturali che semineranno tra i pochi sopravvissuti inquietudine e timore.
            I quattro uomini saranno preparati mediante avanzatissime tecnologie aliene, ad assumere immediatamente posizioni di comando. Alexandre, Gloria e Janet saranno “iniziati” mediante un primo grado di Irradiazione Quantico – Mentale che permetterà loro di entrare in contatto con la vibrazione globale e di meglio sfruttare le proprie potenzialità al fine di “portare” sulla Terra i primi rudimenti della Nuova Scienza; Michele invece sarà chiamato a un ben più alto compito: innalzato rapidamente al quarto grado di Irradiazione Quantico – Mentale, verrà trasmutato in governatore planetario. Sarà lui infatti che, attraverso la luce che emanerà dal suo corpo semi – divino e grazie alle straordinarie capacità acquisite, salverà, attraverso il suo monito e con l’aiuto di un numerosissimo esercito intergalattico, gli ultimi terrestri, portandoli con sé verso altri pianeti a loro sconosciuti.
            Dalla lettura del libro si possono trarre diversi interessanti spunti di riflessione: i Batracaniani, ormai da decenni “sulle piste” degli umani, intervengono a prelevare i quattro protagonisti per salvare la Terra dalla distruzione per puro spirito di solidarietà. Essi, infatti, essendo stati un tempo a loro volta aiutati da altri alieni quando il loro pianeta era ormai vicino alla rovina, “ricambiano” il favore donando ad altri la possibilità di salvare se stessi, in un’ottica di bontà e di solidarietà che i Batracaniani danno prova di conoscere assai bene e che vorrebbero insegnare agli umani, più inclini all’avidità e all’egoismo. L’importanza dell’unità tra gli esseri viventi e le creature dell’Universo si ripresenta alla fine del libro come idea portante: l’Autore pone infatti al lettore delle domande profonde ed inquietanti, tra cui anche la seguente: “Si può forse andare contro l’altro uomo?”.
            Invitano a riflettere anche altri interrogativi che il professor Carlo Mele pone al lettore ed in particolare: “Ci si deve proprio auto – distruggere per poter capire poi il valore di quello che si è perso?” e ancora “Si può forse andare contro la Legge di Natura?”. Il libro si chiude con un messaggio d’amore e di speranza: “Ora l’uomo vagherà nelle altrui dimore dello spazio, fino a che non capirà l’Amore, di Chi un tempo tutto gli aveva solo regalato”. L’uomo deve imparare l’Amore perché possa riavere ciò che ha perduto o meglio, ciò che ha distrutto. Ed è paradossale che l’uomo debba imparare l’umanità proprio dagli alieni. Paradosso che ben è messo in risalto dall’Autore in un passo del suo libro (p. 137) quando Gloria Evans, una delle protagoniste, esprime tutta la sua meraviglia nel vedere come il messaggio di speranza e di solidarietà che l’uomo si aspetterebbe dall’umanità provenga invece dagli alieni, dai “diversi”, dalle creature “altre”, mentre invece dalla Terra venga solo distruzione e morte. Assai pungente è la frase con cui Gloria termina la sua amara riflessione: “Sembra che di “alienato” qui ci siamo solo noi!”.
            Mi pare di leggere nelle parole dell’Autore una certa sfiducia verso l’umanità. Sembra di scorgere una qualche rassegnazione circa l’inferiorità dell’uomo rispetto alla superiorità degli alieni, dai quali solo può venire la salvezza. L’eventualità che l’uomo possa salvarsi da sé e reimparare da sé l’amore e la solidarietà, in una sola parola, l’ “umanità”, non mi sembra qui profilata. Anzi, pare che alla fine l’uomo per riavere il suo pianeta, pianeta che forse gli alieni con le loro tecnologie avanzatissime avrebbero potuto ricostruire in un batter d’occhio, debba subire un periodo di “punizione” affinché, capìti i propri errori, possa ritornare sulla Terra, finalmente meritevole del dono riottenuto. Informandomi circa la Fisica Quantistica e l’applicazione di questa Scienza alla vita quotidiana ed alla Psicologia in particolare, mi è parso di capire che vi sono nutriti studi in merito. Il fatto che la distruzione della Terra nel libro del Prof. Mele sia ambientata nel futuro e non ai nostri giorni, avvalora maggiormente l’ipotesi di sfiducia nella capacità dell’uomo di evolversi, nel frattempo, tanto da poter salvare se stesso ed il pianeta Terra. Sarei curiosa allora di chiedere al professore se Egli è davvero dell’idea che la salvezza possa solo venirci da qualcun altro o se, piuttosto, il libro debba essere letto come un monito all’uomo affinché cambi il proprio modo di rapportarsi agli altri uomini ed alla Natura, per evitare che si giunga ad un punto tale di corruzione e di degrado da aver bisogno dell’intervento esterno perché ci si possa salvare.
            Infine un’ultima domanda: la scelta del cognome del francese Alexandre Orevoir è casuale o è dettata dal fatto che il personaggio, dopo averli salutati, è destinato a “ritrovare” Tarek e Karim, i due tombaroli Egiziani che lo avevano guidato verso la sua nuova vita?

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