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“HANDITUR: IL TURISMO ACCESSIBILE PER LE PERSONE CON DISABILITA’”

LOANO
29 MARZO 2003

LA NORMATIVA SUL TURISMO ACCESSIBILE FRUTTO DELL’EVOLUZIONE DEL CONTESTO SOCIOCULTURALE

(Sintesi della relazione dell’Avv Salvatore Nocera, Vicepresidente nazionale della F.I.S.H., Fed.It. per il Superamento dell’Handicap )

Il fenomeno del turismo delle persone con disabilità è l’aspetto più innovativo del processo d’integrazione sociale. Esso è piuttosto recente ed è frutto della mutata presa di coscienza personale e collettiva del modo di vivere la situazione di handicap, conseguente ad una minorazione.

Può dirsi con certezza che il coraggio delle persone con disabilità o dei loro familiari di uscire dall’isolamento e dalla segregazione in casa è frutto di una nuova sensibilità sia degli stessi interessati sia dell’opinione pubblica, dovuta indubbiamente al processo di integrazione scolastica avviata massicciamente in Italia alla fine degli anni ’60.Le persone con disabilità che prima di allora le famiglie custodivano in casa o o ricoveravano in istituti speciali , anche per sottrarli agli indiscreti sguardi altrui,grazie alla frequenza delle scuole comuni non solo hanno cominciato a superare il timore del confronto con la società dei “normodotati”, ma sono sempre più divenute una presenza normale in qualunque ambito della vita quotidiana. Così se alla fine degli anni ’60 poteva accadere che qualche famiglia “benpensante” contestasse la presenza in classe accanto al proprio figlio di un compagno con disabilità,oggi l’opinione pubblica condanna casi di rifiuto di ristoratori o albergatori a lasciare entrare nei propri locali persone con disabilità.

Così l’accesso al tempo libero ed al turismo da una semplice nuova opportunità è divenuto un diritto, riconosciuto e tutelato da numerose norme che ne agevolano la fruizione e lo sviluppo.

E può parlarsi di un vero e proprio cambiamento antropologico che la società ha compiuto.

Basti pensare che , prima dell’affermazione dell’integrazione scolastica,erano assai rari i casi di gite turistiche di persone con disabilità. Trattavasi il più delle volte di gite collettive per sole persone con disabilità, organizzate dagli istituti speciali, secondo la vecchia logica della concentrazione in gruppi isolati dal resto della comunità. Trattavasi quasi esclusivamente di turismo religioso a santuari , in cui la gita aveva più un carattere strumentale finalizzato alla conoscenza di una chiesa famosa o al viaggio per andare a “chiedere la grazia”. Il carattere dello svago e del diletto, che oggi sono i moventi fondamentali al turismo di tutti, anche delle persone con disabilità, allora aveva uno scarsissimo valore. D’altra parte la società tanto civile quanto religiosa aveva delle persone con disabilità un’idea stereotipata , fondamentalmente legata alla sofferenza ed al dolore. L’immaginario collettivo non riusciva a raffigurarsi le persone con disabilità possibili fruitori di svaghi e della gioia del conoscere cose ed ambienti nuovi, di partecipare a spettacoli e manifestazioni culturali , ricreative e sportive etc.

L’atteggiamento della pastorale religiosa era fondamentalmente incentrato su una interpretazione sacrificale dell’esistenza delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che trovava un senso esclusivamente nel “valore salvifico della sofferenza e della croce”.

Ma, con la frequenza delle scuole comuni prima, dell’inserimento nei normali ambienti di lavoro poi, sia la mentalità della società civile che di quella religiosa, conoscendo meglio le reazioni e la nuova psicologia delle persone con disabilità vennero lentamente, ma irreversibilmente mutando.

Le stesse persone con disabilità e le loro famiglie cominciarono a vedersi con occhi diversi. Cominciarono a ritenere normale anche per loro una vita in cui lo svago, il tempo libero, il divertirsi tra la gente, non dovessero più considerarsi una colpa , ma un modo normale di vita anche per loro. A livello religioso cominciò a svilupparsi un nuovo approccio pastorale, che completava il “ valore salvifico della Croce “ con quello “salvifico della Resurrezione” e “ dell’annuncio gioioso della salvezza “arrecata da Gesù, non solo all’anima ma anche al corpo.

Divengono così molto più frequenti le gite, anche collettive con compagni di scuola e di lavoro, le gite parrocchiali con gli scout.

Ed un altro fenomeno viene diffondendosi, soprattutto in questi ultimi anni, specie fra le persone con disabilità motorie: il lento diffondersi di viaggi non più collettivi di persone con disabilità, ma di persone singole o con la propria famiglia. Non trattasi di un cedimento alla logica individualistica , introiettata a seguito del crescente benessere economico, ma piuttosto del bisogno di sentirsi e vivere sempre più come gli altri ed il desiderio di scegliersi, come tutti i compagni di viaggio, senza essere costretti ad intrupparsi.

A questa nuova e crescente domanda, ha immediatamente risposto il mercato, fiutando un imprevedibile nicchia da snidare. Infatti le imprese non erano preparate a rispondere ai bisogni specifici di una nuova fetta di clienti, sino ad oggi assenti dal mercato. L’affare è grosso, trattandosi di svariati milioni di possibili fruitori dei servizi e degli impianti turistici. Il Ministero del turismo prima ed il Dipartimento del turismo poi hanno subito sostenuto il decollo di questa nuova assai promettente fetta di mercato.

E’ stato avviato alla fine degli Anni Novanta il progetto “Italia per tutti”, che ha visto il Ministero del Turismo impegnato a sostenere un ampio programma di informazione agli utenti ed un ampio programma formativo delle imprese turistiche. E’ così nata la Guida “ Italia per tutti”, nella quale sono fornite informazioni alle imprese per saper correttamente accogliere clienti con disabilità, tenendo conto delle specifiche esigenze per ciascuna tipologia di portatori di deficit. A questo progetto hanno attivamente contribuito le associazioni dei disabili e loro familiari nel prospettare i bisogni particolari sia per l’accoglienza in strutture recettive, sia in quelle della ristorazione. Il Ministero dell’Industria ha commissionato all’ENEA nel ’99 uno studio sul turismo accessibile il cui rapporto è stato pubblicato nel 2001 sul sito del Dipartimento per il turismo.

Questi mutamenti antropologici sono stati in parte preceduti ed in parte seguiti da una produzione normativa che ne ha certamente consentito l’affermarsi, anche se ancora, rispetto ad altri Paesi occidentali, tale normativa sembra carente, lacunosa e bisognosa di notevoli sviluppi.

Degli sviluppi della normativa e della necessità di ulteriori passi in avanti si può cogliere documentazione nelle annuali relazioni governative al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge-quadro n. 104/92 e più di recente nei documenti introduttivo e conclusivo dell’apposita Sessione di lavoro sul turismo accessibile della Prima Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità, realizzatasi a Roma nel ’99, dalla quale è nato “ Il piano di azione governativo per le politiche dell’handicap” e della Seconda Conferenza nazionale, svoltasi a Bari dal 14 al 16 Febbraio 2003.

E, come sempre la scuola ha preceduto la normativa generale. Infatti sino al 1992 le circolari ministeriali della pubblica istruzione prevedevano che gli alunni con disabilità potessero partecipare alle gite scelte solo se almeno in due ed accompagnati dall’insegnante per il sostegno. Però la C M n. 291/92 ha stabilito che anche per un solo alunno con disabilità dovesse essere garantita la partecipazione alle gite d’istruzione e non fosse più necessaria la presenza dell’insegnante per il sostegno, bastando un qualunque membro della comunità scolastica. Nelle scuole superiori si è sempre più diffusa la prassi che fosse un compagno maggiorenne a farsi carico dell’attenzione al compagno con disabilità. La C M dell’ 11 Aprile 2002 ha molto insistito sul valore educativo delle gite scolastiche anche per gli alunni con disabilità ed ha dettato norme precise ai Dirigenti scolastici nella scelta delle agenzie e dei percorsi , affinché fosse assicurata l’accessibilità dei mezzi e dei siti. Per la comprensione della complessità dei problemi che questo nuovo ambito di mercato comporta, occorre tener presente quali sono le fasi , di cui la normativa deve tener conto,che consentano un vero “turismo accessibile” per le persone con disabilità.

Una prima fase comprende l’informazione ai possibili clienti sull’accessibilità delle strutture turistiche. A ciò hanno contribuito molto pure le regioni, giacché questo ambito normativo era di loro competenza ed è stata rafforzato dalla Legge costituzionale n. 3/01.

E’ intervenuta a tale scopo la L.n. 152/00 sull’accessibilità dell’informazione delle pubbliche Amministrazioni ( Si confronti : S.Nocera “ Desiderio e piacere d’informare – La comunicazione pubblica nella normativa italiana –“, nella rivista “ Orientamenti” NN.9/10 del 2000, p 55 e sgg.)

Per consentire la piena fruizione di tali informazioni da parte delle persone con disabilità, soccorrono le norme sull’accessibilità dei siti internet,con accorgimenti che ne facilitino la visitabilità ai ciechi, ai sordi ed alle persone con difficoltà di uso delle normali tastiere.

A questa prima fase di accesso alle informazioni, segue la fase di accessibilità fisica alle strutture turistiche: alberghi, bar, ristoranti, musei, chiese, spiagge, impianti sportivi etc.

A tale accessibilità ha concretamente contribuito la L.n. 13/89 ed il suo regolamento attuativo, approvato con decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236/89, cui è seguita la L.n. 104/92 che agli art da 23 a 32 ha dettato una serie di regole su una maggiore cogenza del rispetto delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblci e privati aperti al pubblico. Le norme non si limitano a regolare l’accessibilità agli edifici, ma introducono il concetto nuovo di visitabilità e quello di adattabilità, non solo per le persone con disabilità legalmente accertata , ma anche per le persone con difficoltà, anche temporanea, di autonomia motoria. La normativa si è rafforzata con l’emanazione del nuovo regolamento sul superamento delle barriere architettoniche, approvato con DPR n. 503/96, che introduce anche il principio delle “barriere percettive”, concernenti i minorati sensoriali, nonché regole molto minuziose per gli spazi esterni agli edifici .

Anche il Codice della strada del 1992 e quello più recente del 2001 hanno dettato regole per l’accessibilità delle strutture ricettive situate lungo le autostrade.

A tale normativa deve aggiungersi quella concernente l’art 23 della Legge-quadro n. 104/92 concernente l’accessibilità del lido del mare e gli impianti sportivi. Nonché l’art 26 sull’accessibilità dei mezzi di trasporto collettivo( treni, aerei, navi, pulman etc) e gli art 27 e 28 sull’adattamento e le agevolazioni per i mezzi di trasporto individuali.

Su tutti questi aspetti e sulla critica alle numerose carenze e vuoti normativi ancora esistenti si confrontino i numerosi scritti dell’architetto Vescovo, reperibili pure sul sito www.edscuola.it/archivio/handicap/hturismo.html.

Se questa, in sintesi, è la normativa concernente il lato della domanda, anche dal lato dell’offerta dei servizi turistici la normativa è venuta crescendo. Si pensi alle numerose agevolazioni creditizie e fiscali nazionali per la ristrutturazione degli impianti e delle strutture ricettive, cui si aggiungono le svariate leggi regionali, che facilitano l’accessibilità di percorsi di montagna e dei Parchi nazionali.

Anche la normativa sui finanziamenti posti a disposizione dall’Unione europea contribuiscono a migliorare l’offerta turistica, purché gli operatori siano aiutati dalle regioni a sapervi accedere, specie per la realtà meridionale.

La normativa segnalata non è ancora completa e soprattutto non viene sempre attuata.

E’ da tener presente che però per il suo rispetto occorrono non solo sanzioni sempre più puntuali e penetranti, ma anche una maggiore cultura di come ci si debba comportare su questa nuova fascia di mercato continuamente in crescita. Occorrono quindi una maggiore sensibilità degli operatori turistici ed una loro più affinata formazione , alle quali dovranno necessariamente concorrere i singoli turisti con disabilità, ma soprattutto le loro associazioni e federazioni.

Certo, può sembrare anacronistico parlare di gioia del turismo in un momento, quale quello attuale, segnato dalla tragedia dell’attuale guerra.

Ma un convegno come questo richiama l’attenzione di tutti affinché vi siano sempre meno guerre e sempre più una vita normale per tutti, anche per le persone con disabilità che hanno diritto come tutti a vivere una vita serena.

 

 

TURISMO ACCESSIBILE 

Principali risultati dell’indagine ENEA - Ministero dell’Industria - Iter sul turismo accessibile

  • Cosa è il turismo accessibile
  • I contenuti dell’indagine
  • Chi sono i turisti con esigenze speciali
  • Quali esigenze e quali difficoltà nel viaggiare?
  • Viaggiare dopo i 65 anni
  • A quali condizioni si viaggerebbe: “la domanda turistica potenziale”
  • Cos’è il turismo accessibile
  • Per turismo accessibile si intende l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con esigenze speciali la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà. Le persone con esigenze speciali possono essere gli anziani, i disabili e le persone con esigenze dietetiche o con problemi di allergie che necessitano di particolari comodità ed agevolazioni per la pratica del viaggiare. La definizione di turista si basa su un’ampia categoria di persone e considera tutti coloro che dichiarano di aver effettuato almeno un viaggio durante l’ultimo anno.
    Scarne se non assenti sono le informazioni ed i dati sull’argomento all’interno delle principali fonti statistiche sul turismo, che prevalentemente riescono ad effettuare solo valutazioni qualitative o, al più, stime sulle effettive dimensioni del fenomeno.
    L’indagine è stata condotta su un campione di famiglie italiane, composto da 9.041 unità con l’esclusione di tutti coloro che vivono nelle convivenze. Le interviste, effettuate mediante telefono, hanno seguito la tecnica CATI (Computer Assisted Telefonic Interview).
    Lo studio rappresenta un primo tentativo di colmare le attuali lacune informative e di costruire, contemporaneamente, un prototipo metodologico utile a realizzare, anche in differenti contesti, indagini ed analisi sulla domanda effettiva e potenziale di turismo accessibile.  
    Vi sono, inoltre, alcune indicazioni e richieste da parte degli operatori del settore che contribuiscono ad aumentare l’importanza della diffusione di dati statistici sul turismo accessibile e determinano un accrescimento delle motivazioni alla creazione di fonti di dati omogenee, comparabili e costanti su tale oggetto di studio.

    I contenuti dell’indagine

    I dati su cui si basa questo lavoro sono tratti dalla ricerca realizzata, nel periodo 31 maggio - 2 luglio 1999, dalla società Iter su commissione dell’ENEA nell’ambito del progetto STARe “Studio sulla domanda di turismo accessibile”. Questa indagine è inserita nel progetto “Italia per Tutti” voluto dal Ministero dell’Industria (Direzione Generale del Turismo) e realizzato dall’ENEA, come strumento per la promozione delle vacanze per i “turisti con esigenze speciali”. I risultati completi dell’indagine sono sul sito dell’ENEA all’indirizzo internet www.italiapertutti.it/imprenditoria.htm
    Gli obiettivi della ricerca sono: la quantificazione delle persone portatrici di esigenze speciali rispetto alla popolazione italiana e della quota di quante di esse contribuiscono alla domanda turistica; l’identificazione e la descrizione del mercato turistico potenziale; la descrizione delle tipologie di esigenze speciali e delle relative difficoltà incontrate dalla popolazione che esprime una domanda turistica; la definizione delle condizioni necessarie perché si esprima la domanda potenziale di turismo accessibile.

    Segue, ora, una descrizione delle caratteristiche demografiche e sociali dei turisti con esigenze speciali. È bene evidenziare immediatamente che queste persone non coincidono perfettamente con i turisti disabili, in quanto una fetta ben più larga di quella dei disabili è portatrice di esigenze speciali e, viceversa, una persona disabile può non manifestare esigenze specifiche. (torna su)

    Chi sono i turisti con esigenze speciali

    Nel 1999 sono state circa 31 milioni le persone che hanno effettuato almeno un viaggio all’anno, il 54,6% del totale degli Italiani. Di costoro, il 2,9%, pari a 889.330 persone, è costituito da persone che esprimono esigenze speciali. Se si vuole estendere l’analisi ai turisti che, pur non manifestando esigenze speciali, rientrano in una fascia di età più elevata (65 anni e più) e che si presuppone scelgano, nella maggioranza dei casi, dei viaggi con particolari caratteristiche, l’analisi si estende ad altri 2.140.785 turisti, pari al 6,9% dei turisti che non esprimono esigenze speciali.

    Notevole è anche il numero di Italiani che non viaggiano: nel 1999 sono stati quasi 26 milioni di persone, il 45,4% degli Italiani.

    Ci si può chiedere il perché queste persone non viaggino, se si tratta di cause permanenti o temporanee e se, e a quali condizioni, sarebbero disposti a viaggiare.

    Oggetto del nostro interesse sono le caratteristiche di coloro che non viaggiano per problemi di salute o di età elevata (14,1% di coloro che non viaggiano) e, in particolar modo, coloro che pur manifestando questi problemi in modo permanente si sono dichiarati disposti a viaggiare nel caso in cui venissero rimosse le motivazioni che impedivano il viaggio (1,9% di coloro che non viaggiano).

    Tabella 1 - Chi viaggia e chi non viaggia in Italia (1999)

     

    Chi viaggia:

    Chi non viaggia:

    31.165.062 (54,6%)

    25.910.265 (45,4%)

    di cui con esigenze speciali

    di cui:

    889.330 (2,9)

    per problemi di salute/anzianità 3.651.003 (14,1%) (viaggerebbe 1,9%)

    per accudire disabile/bambino 1.215.868 (4,7%) (viaggerebbe 0,1%)

    Le donne, turiste con esigenze speciali, viaggiano più degli uomini, contrariamente a quanto accade per la totalità dei turisti. Infatti, tra le persone con esigenze speciali prevalgono le donne, appartenenti alle classi di età più elevate, e che, come emerge dai dati, non rinunciano a viaggiare.

    Grafico 1 - Distribuzione percentuale di tutti i turisti e di quelli con esigenze speciali, per sesso(1999)

     

    A che età si viaggia di più? La quota di turisti con esigenze speciali con un’età superiore ai 65 anni (22,8%) è tre volte maggiore di quella del totale dei turisti appartenenti alla stessa classe di età (7,5%), mentre fino ai 14 anni la quota di ragazzi che viaggiano tra i portatori di esigenze speciali ed il totale dei turisti è piuttosto simile (rispettivamente il 18,7% e il 17,2%). Questa caratteristica distribuzione per età dei turisti con esigenze speciali è fortemente influenzata dalla struttura per età di tutte le persone con esigenze speciali, nelle quali gli anziani rappresentano il gruppo più numeroso.
    La distribuzione per età dei turisti con esigenze speciali e del totale dei turisti è sintetizzata nella seguente tabella.

    Tabella 2 - Distribuzione percentuale per età dei turisti e del totale dei turisti (1999)

     

    Classe di età

    Turisti con esigenze speciali

    Totale turisti

    Fino a 14 anni

    18,7

    17,2

    15-24

    12,1

    18,1

    25-44

    22,6

    36,7

    45-64

    23,8

    20,4

    Oltre 64 anni

    22,8

    7,5

    Totale

    100,0

    100,0

    Un’altra caratteristica che emerge, come interessante oggetto di studio, è il tipo di attività lavorativa svolta dai turisti con esigenze speciali, che mostra come ben il 33,6% di essi lavori come impiegato, insegnante, contro il 28,1% del totale dei turisti e che solo il 5,9% sia imprenditore, libero professionista o dirigente rispetto ad una quota doppia tra tutti coloro che viaggiano.
    Il 49% dei turisti con esigenze speciali risiede nel Nord Italia, contro il 44,2% del totale dei turisti; il 35,2% risiede nel Sud, rispetto al 30,8% del totale dei turisti e il 15,8% risiede nel Centro Italia rispetto al 25% del totale dei turisti.

    I viaggiatori con esigenze speciali appaiono maggiormente propensi ad avere come meta dei propri viaggi l’Italia rispetto ai paesi esteri.

    Si riesce a questo punto a delineare un profilo delle caratteristiche socio-demografiche del turista con esigenze speciali che è prevalentemente donna, con un’età medio-alta e con un profilo professionale da lavoratore dipendente. Bisogna comunque considerare che questo profilo è fortemente influenzato dalle caratteristiche socio-demografiche delle persone con esigenze speciali, indipendentemente dal fatto che viaggino o meno. (torna su)

    Quali esigenze e quali difficoltà nel viaggiare?

    Uno dei primi risultati confortanti della ricerca è la considerazione che “l’emergere di un’esigenza non sempre si scontra con un ostacolo”, ossia in molti casi il turista con esigenze speciali si rivolge a quelle strutture e a quei servizi in grado di supportarlo al meglio in relazione alle proprie necessità. Con la premessa che ben l’84% dei turisti con esigenze speciali manifesta una sola necessità, il 10% ne ha almeno due e poco più del 5% almeno tre, un’analisi dettagliata delle necessità dichiarate dai turisti con esigenze speciali mostra una graduatoria di esigenze espresse [1] :

    • le necessità più ricorrenti sono quelle di tipo dietetico, che hanno riguardato 379.688 turisti, il 43% dei turisti con esigenze speciali;
    • l’esigenza di ambienti ana/ipoallergenici ha coinvolto 332.396 turisti, il 37% dei turisti con esigenze speciali;
    • l’esigenza di visite e cure mediche ha interessato 258.622 turisti, il 29% dei turisti con esigenze speciali;
    • il numero dei turisti con esigenze speciali che hanno manifestato esigenze motorie è stato di 74.206, l’8% dei turisti con esigenze speciali;
    • esigenze particolari per disturbi sensoriali sono state espresse da 29.641 turisti, il 3% dei turisti con esigenze speciali.
  • Tabella 3 - Tipo di esigenza dei turisti con esigenze speciali (1999)
  •  

    Tipo di esigenza

    Si

    No

    Totale

    Esigenza di dieta speciale

    379.688

    509.642

    889.330

    Esigenza di ambienti ana/ipoallergici

    332.396

    556.934

    889.330

    Esigenza di visite e cure mediche

    258.622

    630.708

    889.330

    Esigenze motorie

    74.206

    815.124

    889.330

    Esigenze per disturbi sensoriali

    29.641

    859.689

    889.330

    Dall’indagine emerge che chi dichiara di avere esigenze particolari non necessariamente ha incontrato ostacoli e difficoltà. Infatti, tra coloro che hanno particolari esigenze dietetiche, le esigenze maggiormente espresse, solo il 19% lamenta difficoltà nel reperire “vitto dietetico”, oppure tra coloro che hanno espresso il bisogno di ambienti anallergici o ipoallergici solo il 16% ha trovato difficoltà nel reperire “luoghi asettici”. Nel complesso le difficoltà che emergono come le più rilevanti sono:

    • la reperibilità delle strutture e del personale sanitario dichiarato da 97mila turisti con esigenze speciali;
    • l’accessibilità ai mezzi di trasporto espresso da 54mila turisti con esigenze speciali;
    • l’accessibilità ai servizi per 44mila turisti con esigenze speciali.
  • Il confronto tra chi dichiara di avere “esigenze speciali” e chi lamenta “difficoltà e ostacoli nel viaggiare” porta a ritenere che i turisti con maggiori difficoltà nel viaggiare siano, in gran parte, turisti disabili. Sono queste, infatti, le persone che necessitano maggiormente di strutture e di personale sanitario, di mezzi di trasporto e di servizi accessibili.
  • Viaggiare dopo i 65 anni

    L’indagine ENEA-Iter permette di fornire alcuni dati anche su quei turisti anziani che, pur non rientrando nell’insieme dei turisti che hanno dichiarato di avere delle specifiche esigenze, presentano delle caratteristiche peculiari sulle quali sembra opportuno fermarsi a riflettere.

    Si tratta, con riferimento all’anno 1999, di un insieme di 2milioni e 140mila viaggiatori con più di 64 anni di età ovvero il 6,9% di tutti i viaggiatori.

    Le informazioni raccolte permettono di costruire un profilo del turista “over 64” secondo alcune caratteristiche sia di tipo sociale che economico. Si tratta di una categoria di turisti nel quale non prevale né il sesso maschile né quello femminile, per i quali la professione prevalente è quella di casalinga e risiedono prevalentemente nel Nord Italia.

    A quali condizioni si viaggerebbe: “la domanda turistica potenziale”

    Parliamo ora di coloro che non viaggiano, ma che lo farebbero, a condizioni specifiche. Si tratta di circa 490mila persone, l’1,9% dei più di 25milioni di Italiani che, nel 1999, hanno dichiarato di non viaggiare. Innanzitutto è bene capire i motivi che determinano la non propensione al viaggio, infatti dai dati emerge che il 61,1% (298.709 persone) dichiara di avere un “motivo di salute grave” mentre il restante 38,9% (189.890 persone) non viaggia per una generica “difficoltà a spostarsi/viaggiare”.
    Anche in questo caso è possibile delineare un profilo del turista potenziale:

    • è prevalentemente donna, nel 72% dei casi ha più di 64anni di età e per il 29% si tratta di una casalinga.
  • L’indagine ha permesso di approfondire il fenomeno della domanda di turismo inespressa, cercando di individuare a quali condizioni i “turisti potenziali” viaggerebbero. Oltre il 61% dei turisti potenziali indica come requisito minimo per viaggiare la “necessità di avere un accompagnamento”; il 25% richiederebbe la “disponibilità di assistenza medica”; il 7% necessiterebbe di vedere “superate le barriere architettoniche” nelle strutture e nei servizi. Questo gruppo di persone è quello che manifesta le esigenze maggiori per viaggiare e rappresenta, molto probabilmente, le persone disabili.
  • Grafico 2 - Specifiche condizioni alle quali un “turista potenziale” viaggerebbe (1999)

     

    Condizioni per viaggiare

     

    1. Accompagnamento 61%

    2. Assistenza medica 25%

    3. Abbattimento barriere architettoniche 7%

    4. Viaggi organizzati 4%

    5. Vitto speciale 3%

    1. Ogni turista poteva esprimere più di un’esigenza particolare

    altre considerazioni…………..

    VIAGGIARE, BENE … TUTTI
    di Bruno Sciascia
    Il desiderio di andare in vacanza dei portatori di handicap è sempre stato grande; grande quanto lo è per i cosiddetti “normodotati”.Ma 30 anni fa quanto e come era possibile andare al mare, in montagna o in una città d’arte per una persona non indipendente nelle autonomie di base ?
    Probabilmente in vacanza negli anni ’70 si recavano solo chi poteva permettersi un gruppo di assistenza, famigliare o no, a lui dedicato per salire le scale, per farsi accompagnare in spiaggia  per mangiare per ... ovvero chi aveva molto denaro da spendere.
    Alberghi non accessibili, ristoratori non disposti a fare spazio ad una carrozzina in sala, grandi difficoltà ad utilizzare mezzi di trasporto e chissà quant’altro. Gli archivi dei giornali e la storia potrebbero raccontarci molti episodi ingiusti, di violazione del più sacrosanto diritto dell’uomo: la parità di trattamento. E non sto parlando di parità tra sessi, ma tra “Uomo e Uomo” di parità di dignità umana. Nel terzo millennio, per fortuna dell’Uomo, molte cose sono diverse; anche se le difficoltà sono ancora molte oggi la vacanza, il viaggio, l’evasione dal lavoro, dalla routine, il viaggio alla scoperta di mondi diversi è alla portata di molti. Si sta, con fatica, raggiungendo ciò che A.la.t.Ha. fa ogni giorno: creare opportunità per vivere una vita con le medesime opportunità per tutti, nel lavoro, nello sport nel tempo libero …
    E ciò è bello dirlo, sta avvenendo grazie ad un “lavoro di gruppo” (enti pubblici, imprenditori turistici..) che nasce dalla grande forza degli operatori del terzo settore che sanno individuare i bisogni dell’Uomo e a questi dare risposte concrete. Oggi sono molte le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, i gruppi che organizzano vacanze … speciali ! Ovunque, con ogni mezzo, in sicurezza … con gioia. E chi le ha vissute (come me) può certamente, a gran voce ribadire quanto questi momenti siano impossibili da scordare.
    Tanto è stato fatto negli anni e molto si può ancora fare affinché il turismo per i portatori di handicap sappia offrire quanto di meglio esiste sul mercato.

    TURISMO ACCESSIBILE? SI, SI PUO’ FARE
    di Enrico Canova

    Voglia di vacanza? Davvero tanta. Spesso bisogna mettersi d’impegno per reperire tutte le informazioni necessarie che permettano di affrontare un periodo di svago in tutta tranquillità. 
    Gli ostacoli da superare sono diversi e, a volte, impegnano molti giorni prima di trovare un’adeguata soluzione. Organizzare una vacanza accessibile significa doversi scontrare con una cultura e un’organizzazione turistica che solo negli ultimi anni ha deciso di affrontare un “territorio” ancora inesplorato, quello del turismo per tutti.
    Un settore che, comunque sta scoprendo oggi il reale potenziale ad esso collegato; sempre più agenzie di viaggio e tour operator si fanno portavoci di esigenze legate ad un turismo specifico, quello dedicato alle persone disabili. A questo messaggio forte derivante dagli operatori impegnati fa invece da contraltare una cronica carenza di dati e informazioni che possano dare una reale dimensione della richiesta. Un concetto nuovo, quindi, che vede la persona disabile come artefice principale delle proprie scelte, ben cosciente dei propri desideri. Ma è soprattutto l’idea nuova che mette in condizione gli operatori di settore di organizzare di una vacanza accessibile, mettendo un po’ da parte la vecchia tradizione della “vacanza di gruppo”. L’ultima indagine in proposito è stata redatta ormai nel 1999 dall’ENEA nell’ambito del progetto STARe come strumento per la promozione delle vacanze per «turisti con esigenze speciali».
    Un’indagine articolata che, oltre a porsi obiettivi inediti quali quantificare e identificare una potenziale domanda, ha messo in evidenza numeri e percentuali importanti che hanno dato finalmente corpo alle prime iniziative turistiche nella vera accezione del termine.
    I risultati non hanno fatto che evidenziare una tendenza che alcuni operatori avevano già iniziato ad anticipare e cioè un interesse sempre più largo sulle vacanze di persone con esigenze particolari. Questo interesse è ben documentato dal dato fornito dall’ENEA: a fronte di 31.165.062 di cittadini italiani che hanno affrontato un viaggio almeno una volta l’anno (il 54,6% della popolazione), ben 889.330 (il 2,9%)hanno esigenze speciali. Se ad essi aggiungiamo un potenziale pubblico di persone
    over 65, sicuramente interessato a vacanze con caratteristiche particolari, il numero sale a 2.140.785 persone , il 6,9% della cittadinanza. Risulta comunque alto anche il numero di chi non viaggia, ben 25.910.265, anche se tra essi il 2% non lo fa perché sino ad oggi la carenza di un’organizzazione adeguata ne ha frenato ogni proposito. Le difficoltà, infatti, che giocano ancora un ruolo scoraggiante nell’affrontare una vacanza sono le stesse da anni: reperibilità di strutture ricettive adeguate (comprensive di assistenza personale e sanitaria), la piena fruizione dei mezzi di trasporto - in parte migliorata negli ultimi anni – e l’accessibilità ai servizi.
    Ma esiste chi si può prendere carico di queste esigenze e na fa la propria professione?
    Ebbene sì, nonostante tutti gli ostacoli presenti, c’è qualcuno che prova ad organizzare “vacanze per tutti”. Presentiamo qui di seguito un utile elenco di associazioni, agenzie di viaggio e quant’altro faccia turismo che potranno esservi d’aiuto per una vera vacanza all’insegna dell’accessibilità totale e di un ritrovato divertimento.

     

     

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